Così abituata alla fuga da inciampare in te
Voleva fuggire, non per un motivo preciso ma per quella costellazione di situazioni che le lasciavano il vuoto dentro e quello apparente attorno. E poi, quella parola, fuga, l'aveva sempre attratta, come si faceva spesso attrarre dalle parole...in tutti i sensi. Effettivamente poteva essere questo il suo problema: la non convergenza tra parola e azione. Amava il suono delle parole ma odiava quando queste rimanevano inermi, suoni che abortiscono la concretezza. Sicuramente aveva dei difetti che, avendo voglia di una qualsiasi fuga, erano emersi a riempire di "fastidio" le piccole capsule di vuote che avvertiva in sè. Comunque una fuga nella notte di natale, dal natale, non era poi una cattiva idea. Scappare dall'omologante cenone, dribblare i discorsi che sicuramente avrebbero portato a divergenze generazionali e sociali, mollare su due piedi una famiglia in perenne stato di suscettibilità emotiva era la soluzione più semplice. Di lei, sulla sedia, rimase un sorriso beffardo, il sorriso di chi riconosce nella propria momentanea solitudine la compagnia migliore con la quale scappare altrove. Il suo vuoto non faceva più così rumore. La musica invase il suo freddo, da quelle note poteva capire che la sua capricciosa diversità non era facilmente opprimibile.
Musica e parole scritte.
Il sonno.
-"Cosa ci fai qui, ma cosa dici? -Parole, le tue parole, così uguali, così tue, così poco mie ma sempre nostre. La tua ombra accanto a me, perenne, senza preavviso.. ma qui non è più amore senza di te.
Un bacio. Il nostro."
Il risveglio, più beffardo della fuga.
04 Gennaio 2009 - 18:42
RispondiEliminaSorellina sei pronta??? La scopa più bella ci aspetta dobbiamo elargire doni e sorrisi, ci aspettano i bambini!!!!!!!baciotti.emer
emerenz
08 Gennaio 2009 - 13:23
RispondiEliminaBuona continuazione d'anno.
Un sorriso.
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keypaxx