"Il centro di permanenza non è un lager, se vogliono possono uscire a bere una BIRRA!".
con queste parole così spontanee e divertenti il caro esponente dell'Italia ha dimostrato che i problemi non sono gli Immigrati che sbarcano su un'isola già piena di difficoltà; i problemi non sono i centri di permanenza invivibili; tutto si risolve andando a prendere una birra, Isolani ed Immigrati..anche perché, diciamocelo, quelli che sbarcano a Lampedusa dopo ore e ore di viaggio in navi-merci non hanno 2€ per una birra sotto le stelle dell'Italia? Il BEl Paese..
domenica 25 gennaio 2009
venerdì 16 gennaio 2009
...Leggendo...
Cosa può accompagnare una buona lettura o come andrebbe accompagnato dell'ottimo vino? Ponendoci questa domanda è nata la nuova idea..accostare letteratura ed enologia. Perché non farsi "avvolgere" nella lettura da un vino che richiama i colori, gli odori e i sapori delle pagine che stiamo leggendo? Il risultato è qui...
http://www.chronica.it/2009/01/15/ne-qui-ne-altrove-nove-edizioni-per-carofiglio-lo-scrittore-piu-amato/
buone letture e buon vino!G
http://www.chronica.it/2009/01/15/ne-qui-ne-altrove-nove-edizioni-per-carofiglio-lo-scrittore-piu-amato/
buone letture e buon vino!G
domenica 11 gennaio 2009
...cantando l'11 gennaio 1999
Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi
lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente
così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve
fermati Piero, fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po' addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce
ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera
e mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore
sparagli Piero, sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue
e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore
e mentre gli usi questa premura
quello si volta, ti vede e ha paura
ed imbraccia l'artiglieria
non ti ricambia la cortesia
cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato
cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno
Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno
e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole
dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.
Fabrizio De Andrè, La guerra di Piero, "Volume III", 1968
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi
lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente
così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve
fermati Piero, fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po' addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce
ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera
e mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore
sparagli Piero, sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue
e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore
e mentre gli usi questa premura
quello si volta, ti vede e ha paura
ed imbraccia l'artiglieria
non ti ricambia la cortesia
cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato
cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno
Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno
e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole
dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.
Fabrizio De Andrè, La guerra di Piero, "Volume III", 1968
sabato 10 gennaio 2009
domenica 4 gennaio 2009
...cronaca di qualche giorno fa
Così abituata alla fuga da inciampare in te
Voleva fuggire, non per un motivo preciso ma per quella costellazione di situazioni che le lasciavano il vuoto dentro e quello apparente attorno. E poi, quella parola, fuga, l'aveva sempre attratta, come si faceva spesso attrarre dalle parole...in tutti i sensi. Effettivamente poteva essere questo il suo problema: la non convergenza tra parola e azione. Amava il suono delle parole ma odiava quando queste rimanevano inermi, suoni che abortiscono la concretezza. Sicuramente aveva dei difetti che, avendo voglia di una qualsiasi fuga, erano emersi a riempire di "fastidio" le piccole capsule di vuote che avvertiva in sè. Comunque una fuga nella notte di natale, dal natale, non era poi una cattiva idea. Scappare dall'omologante cenone, dribblare i discorsi che sicuramente avrebbero portato a divergenze generazionali e sociali, mollare su due piedi una famiglia in perenne stato di suscettibilità emotiva era la soluzione più semplice. Di lei, sulla sedia, rimase un sorriso beffardo, il sorriso di chi riconosce nella propria momentanea solitudine la compagnia migliore con la quale scappare altrove. Il suo vuoto non faceva più così rumore. La musica invase il suo freddo, da quelle note poteva capire che la sua capricciosa diversità non era facilmente opprimibile.
Musica e parole scritte.
Il sonno.
-"Cosa ci fai qui, ma cosa dici? -Parole, le tue parole, così uguali, così tue, così poco mie ma sempre nostre. La tua ombra accanto a me, perenne, senza preavviso.. ma qui non è più amore senza di te.
Un bacio. Il nostro."
Il risveglio, più beffardo della fuga.
Voleva fuggire, non per un motivo preciso ma per quella costellazione di situazioni che le lasciavano il vuoto dentro e quello apparente attorno. E poi, quella parola, fuga, l'aveva sempre attratta, come si faceva spesso attrarre dalle parole...in tutti i sensi. Effettivamente poteva essere questo il suo problema: la non convergenza tra parola e azione. Amava il suono delle parole ma odiava quando queste rimanevano inermi, suoni che abortiscono la concretezza. Sicuramente aveva dei difetti che, avendo voglia di una qualsiasi fuga, erano emersi a riempire di "fastidio" le piccole capsule di vuote che avvertiva in sè. Comunque una fuga nella notte di natale, dal natale, non era poi una cattiva idea. Scappare dall'omologante cenone, dribblare i discorsi che sicuramente avrebbero portato a divergenze generazionali e sociali, mollare su due piedi una famiglia in perenne stato di suscettibilità emotiva era la soluzione più semplice. Di lei, sulla sedia, rimase un sorriso beffardo, il sorriso di chi riconosce nella propria momentanea solitudine la compagnia migliore con la quale scappare altrove. Il suo vuoto non faceva più così rumore. La musica invase il suo freddo, da quelle note poteva capire che la sua capricciosa diversità non era facilmente opprimibile.
Musica e parole scritte.
Il sonno.
-"Cosa ci fai qui, ma cosa dici? -Parole, le tue parole, così uguali, così tue, così poco mie ma sempre nostre. La tua ombra accanto a me, perenne, senza preavviso.. ma qui non è più amore senza di te.
Un bacio. Il nostro."
Il risveglio, più beffardo della fuga.
giovedì 1 gennaio 2009
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