I dolcetti tipici della pasticceria Malaguena io li cucino in Italia...
...CHURROS
250 ml di acqua
30 g di burro
½ cucchiaino di sale
250 g di farina
2 uova
olio per friggere
zucchero semolato
Fate bollire l'acqua con il burro ed il sale . Al bollore versate in una volta sola la farina setacciata e mescolate vigorosamente il composto con il cucchiaio di legno fino a quando diventa bello liscio. È cotto quando si stacca dai bordi della pentola con facilità.
Togliete dal fuoco, lasciate raffreddare il composto e poi incorporatevi una alla volta le 2 uova intere e amalgamate bene il tutto.
DEve risultare un impasto liscio e lucido. Mettete ora metà del composto in una tasca da pasticciere con bocchetta grande a forma di stella . Ricavatene di bastoncini lunghi circa 20 cm. che con delicatezza farete cadere in una padella dove avete fate riscaldare abbondante olio. Fateli friggere a fuoco medio, scolateli (quando risulteranno dorati) su della carta assorbente e serviteli subito cosparsi con lo zucchero. ps..da inzuppare nella cioccolata calda, o no!
giovedì 29 luglio 2010
lunedì 3 maggio 2010
Pensando
Se penso
"Ho sentito un passeggero dire all'intervistatore del tg: 'ci hanno detto che il nostro volo dovrebbe volare'. Ho letto uno scrittore giornalista che ha scritto: 'Manca quello stupore che ci lascia attoniti'. Ho sentito un giornalista scrittore dire in televisione: 'Il mistero deve essere misterioso'.
Prendo il mio manuale di retorica prediletto, Retorica generale del Gruppo u, uscito dalla Bompiani nel 1976, da allora mio inseparabile strumento di interpretazione del mondo della lingua, e rendo grazie come al solito a Umberto Eco che l'ha fatto pubblicare. Se togliamo la ripetizione semantica, cioè il superfluo, delle preposizioni non resta più niente: dal volo che forse vola e forse no, attraverso lo stupore che stupisce, ecco che arriviamo alla tautologia pure del mistero misterioso. Arrivo alla conclusione che nonè soltanto il pleonasmo che sta prendendo piede, è proprio il pensare che sta perdendo piede"
Patrizia Valduga su "D" Repubblica, p.113/1 maggio 2010
"Ho sentito un passeggero dire all'intervistatore del tg: 'ci hanno detto che il nostro volo dovrebbe volare'. Ho letto uno scrittore giornalista che ha scritto: 'Manca quello stupore che ci lascia attoniti'. Ho sentito un giornalista scrittore dire in televisione: 'Il mistero deve essere misterioso'.
Prendo il mio manuale di retorica prediletto, Retorica generale del Gruppo u, uscito dalla Bompiani nel 1976, da allora mio inseparabile strumento di interpretazione del mondo della lingua, e rendo grazie come al solito a Umberto Eco che l'ha fatto pubblicare. Se togliamo la ripetizione semantica, cioè il superfluo, delle preposizioni non resta più niente: dal volo che forse vola e forse no, attraverso lo stupore che stupisce, ecco che arriviamo alla tautologia pure del mistero misterioso. Arrivo alla conclusione che nonè soltanto il pleonasmo che sta prendendo piede, è proprio il pensare che sta perdendo piede"
Patrizia Valduga su "D" Repubblica, p.113/1 maggio 2010
venerdì 16 aprile 2010
aspettando l'estate
Perché mi
hai
svegliato?
Non potevi lasciarmi dormire senza troppo rumore?
No, la sfida è vivere
hai
svegliato?
Non potevi lasciarmi dormire senza troppo rumore?
No, la sfida è vivere
domenica 28 febbraio 2010
Sfoooogliando
"Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina.
Non importa dove si trova com'è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano. Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire. Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po' arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi.
Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po' meglio che pensare che sono rimasta proprio sola."
Banana Yoshimoto, Kitchen, il mio libro del mese di febbraio :)
Non importa dove si trova com'è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano. Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire. Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po' arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi.
Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po' meglio che pensare che sono rimasta proprio sola."
Banana Yoshimoto, Kitchen, il mio libro del mese di febbraio :)
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