Dietro a un miraggio c'è sempre un miraggio da considerare,
come del resto alla fine di un viaggio
c'è sempre un viaggio da ricominciare.
Bella ragazza, begli occhi e bel cuore,
bello sguardo da incrociare,
sarebbe bello una sera doverti riaccompagnare.
Accompagnarti per certi angoli del presente,
che fortunatamente diventeranno curve nella memoria.
Quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente,
ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria.
Perciò partiamo, partiamo che il tempo è tutto da bere,
e non guardiamo in faccia nessuno che nessuno ci guarderà.
Beviamo tutto, sentiamo il gusto del fondo del bicchiere
e partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti già?
E andiamo a Genova coi suoi svincoli micidiali,
o a Milano con i suoi sarti ed i suoi giornali,
o a Venezia che sogna e si bagna sui suoi canali
o a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali.
Dietro a un miraggio c'è sempre un miraggio da desiderare,
come del resto alla fine di un viaggio,
c'è sempre un letto da ricordare.
Bella ragazza ma chi l'ha detto che non si deve provare?
Ma chi l'ha detto che non si deve provare a provare?
Così partiamo, partiamo che il tempo potrebbe impazzire,
e questa pioggia da un momento all'altro potrebbe smettere di venir giù.
E non avremmo più scuse allora per non uscire.
Ma che bel sole, ma che bel giallo, ma che bel blu!
Perciò pedala, pedala che il tempo potrebbe passare,
e questa pioggia paradossalmente potrebbe non finire mai.
E noi con questo ombrelluccio bucato che ci potremmo inventare?
Ma partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti già?
E andiamo a Genova coi suoi spiriti musicali,
o a Milano con i suoi sarti e i suoi industriali,
oppure a Napoli con i suoi martiri professionali,
o a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali.
E andiamo a Genova coi suoi svincoli musicali,
o a Firenze coi suoi turisti internazionali,
oppure a Roma che sembra una cagna in mezzo ai maiali,
o a Bologna....
martedì 29 dicembre 2009
lunedì 7 dicembre 2009
ParlandoINpoesia
Solo adesso mi pare
di rendermi conto
quanto siano vere
tutte le paRole
che ti ho detto,
quanto siano corpi
protuberanze
e non faNtasie, nuvole
desideri teneri.
Solo adesso
mi sembra di sentire
che non è aria che si muove
ma carne.
Carne, Adam Vaccaro, da "La vita nonostante", 1978, in "La piuma e l'artiglio - poesie 1978-2005)" coll.Canti, Roma, Editoria&Spettacolo, 2006.
di rendermi conto
quanto siano vere
tutte le paRole
che ti ho detto,
quanto siano corpi
protuberanze
e non faNtasie, nuvole
desideri teneri.
Solo adesso
mi sembra di sentire
che non è aria che si muove
ma carne.
Carne, Adam Vaccaro, da "La vita nonostante", 1978, in "La piuma e l'artiglio - poesie 1978-2005)" coll.Canti, Roma, Editoria&Spettacolo, 2006.
lunedì 2 novembre 2009
...La Poesia!
Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.
ALDA MERINI, da "La Terra Santa" 1983
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.
ALDA MERINI, da "La Terra Santa" 1983
giovedì 8 ottobre 2009
informandociunpo'
«Per fortuna che Silvio c'è. Altrimenti - ha spiegato alla radio il Cavaliere - il Paese sarebbe nelle mani della sinistra che ha una organizzazione di una minoranza della magistratura che usa il potere giudiziario ai fini di lotta politica, ha più del 70% della stampa che è tutta di sinistra con in testa Repubblica e gli altri giornali, ha tutti i programmi di cosiddetto approfondimento politico con la tv pubblica pagata con i soldi di tutti».
da Corriere.it
da Corriere.it
domenica 27 settembre 2009
Cucinando di Domenica
Presa dall'atmosfera casalinga di queste prime giornate di autunno, mi sono dedicata alla cucina per pochi minuti, quelli che bastano per la preparazione (cottura escl.) della Schiacciatina con spinaci.
Non servono grosse risorse alimentari per "produrre" questa leggera pizza alle verdure che può fare sia da aperitivo, da antipasto o da contorno.
Ingrembiulatevi e partiamo!!!
Fate scongelare in padella 4cubetti di spinaci surgelati,
aggiungendo un po' di sale e un filo d'olio.
In una terrina lavorate, snza trppi sforzi, 200gr di farina (4 grossi cucchiai circa)
con 350ml di acqua (2bicchieri)
aggiungete 50 gr di formaggio grattugiato
una manciata di sale
e un po' di pepe.
Amalgamate a questo composto abbastanza liquido
gli spinaci..
"frustate, frustate" il tutto
e versatelo in una teglia foderata cn carta forno.
Buttate in forno a 160*C
e aspettate una mezzoretta.
Nel frattempo rassettate la cucina, telefonate le vostre amiche, stressate i vostri fidanzati, fate pubbbblic relation su Fb, msn, skype, splinder, twitter, badooo e cose varie...tenendo sempre un occhio di riguardo per la "Schiacciatina con spinaci" che nel vostro forno sta prendendo colore.
Non servono grosse risorse alimentari per "produrre" questa leggera pizza alle verdure che può fare sia da aperitivo, da antipasto o da contorno.
Ingrembiulatevi e partiamo!!!
Fate scongelare in padella 4cubetti di spinaci surgelati,
aggiungendo un po' di sale e un filo d'olio.
In una terrina lavorate, snza trppi sforzi, 200gr di farina (4 grossi cucchiai circa)
con 350ml di acqua (2bicchieri)
aggiungete 50 gr di formaggio grattugiato
una manciata di sale
e un po' di pepe.
Amalgamate a questo composto abbastanza liquido
gli spinaci..
"frustate, frustate" il tutto
e versatelo in una teglia foderata cn carta forno.
Buttate in forno a 160*C
e aspettate una mezzoretta.
Nel frattempo rassettate la cucina, telefonate le vostre amiche, stressate i vostri fidanzati, fate pubbbblic relation su Fb, msn, skype, splinder, twitter, badooo e cose varie...tenendo sempre un occhio di riguardo per la "Schiacciatina con spinaci" che nel vostro forno sta prendendo colore.
mercoledì 16 settembre 2009
...Respirando!
Il mondo esiste?
Sì, è lì fuori:
si contorce in danze,
è in continuo movimento
il suo solo fiNe è
il non fermarsi.
Sì, è lì fuori:
si contorce in danze,
è in continuo movimento
il suo solo fiNe è
il non fermarsi.
venerdì 14 agosto 2009
Politicamente polemici
Enrico Mentana: La «festa» a Parigi, la curiosità della stampa estera e gli errori di quella italiana
Caro Mentana, non sono di quelli che hanno messo in dubbio l’autenticità delle registrazioni di Patrizia D’Addario. Ma lo spettacolo a Parigi, la stampa straniera che ci bacchetta perché non facciamo la rivoluzione... Non stiamo trasformando in caso una trita storia di sesso e potere? Lucia
A me pare che i due protagonisti non si possano per ora lamentare: il Cavaliere resta saldo in sella e può persino ironizzare, ma non troppo, sulla sua focosità privata, e la D’Addario vive una stagione da star, di emblema della libertà non solo sessuale.
Lei mi chiede di parlare di Patrizia: che in effetti passa per una specie di eroina, di Mata Hari della democrazia. Come se si fosse calata nel letto dell’Odiato Tiranno al solo scopo di mostrarlo nella sua vera luce, e accelerarne il tramonto. Ognuno di noi ha il diritto e il dovere di riflettere sullo stile di vita del premier e di trarne poi le conclusioni che crede alla prossima tornata elettorale. Ma è un po’ strano che si traggano conclusioni morali pesanti – che ci stanno eccome, beninteso – su Silvio Berlusconi, e poi invece si sorvoli disinvoltamente sui comportamenti di colei che lo ha incastrato, registrando l’incontro intimo per cui era stata ingaggiata come tante altre volte. Nessun moralismo: la professione di Patrizia D’Addario, che i mezzi di informazione elevano all’etichetta di «escort», c’è ed è per definizione la più antica del mondo. Ma è ben diversa da quella di paladina dello Stato di diritto o di martire della Repubblica.
Dico questo perché mi sembra si sia passata un bel po’ la misura, soprattutto in occasione di quella specie di festa allestita a Parigi, tra maschere di Berlusconi e camerieri in maglietta del Milan, in cui la D’Addario ha fatto da ospite d’onore. È vero che sta sfruttando il famoso quarto d’ora di celebrità. È vero anche che i media di tutto il mondo sono sempre stati famelicamente attratti da queste inguaiatrici dei potenti (pensate a Monica Lewinsky). Ci sta tutto: però con giudizio, ricordando di chi stiamo parlando, e chi stiamo facendo parlare. Lei parla come una vittima del regime costretta all’esilio, con gli stessi toni di un Cesare Battisti (quand’era anche lui a Parigi).
Esagero? Purtroppo no: prendiamo Repubblica, il quotidiano che più ha scavato in questa zona oscura del Cavaliere, e leggiamo come inizia l’articolo dell’inviato a Parigi Paolo Berizzi, ottimo cronista: «Le due del pomeriggio. Un bicchiere di bevanda energetica (“Non dormo da tre giorni”). Un mazzo di giornali e un foglio di carta con il testo dell’instant-hit autobiografica, titolo My Life. Sul divano dell’albergo che la ospita in questo weekend di lavoro parigino, Patrizia D’Addario si riprende dall’ubriacatura mediatica e dal bagno di flash della serata-show al Globo. “È stata una cosa incredibile, ho capito che non sono sola, che la gente mi vuole bene, soprattutto fuori dall’Italia”, dice a Repubblica ravviando i capelli biondi e sistemandosi gli occhialoni da diva». Giudicate voi: faccio notare solo che la signora ha pronunciato queste parole meno di 24 ore dopo il suo arrivo in Francia…
Quanto alla stampa straniera, il discorso è diverso. Questo rilievo, quest’at- tenzione, ci stanno tutti. La storia è fortissima, giornalisticamente parlando. Pensate a tutto quel che è emerso, dalla festa di Noemi in poi, passando per l’annuncio di divorzio, con tutte le rivelazioni sulle feste e sulle ragazze in odore di candidatura politica, e il fiume delle intercettazioni e registrazioni che arrivavano dall’inchiesta barese. Trasferitela in qualsiasi Paese straniero, a carico del leader più forte. I giornali italiani ne parlerebbero per mesi con gusto e dovizia di particolari, come sempre fa la stampa, l’ho già detto, quando si mescolano sesso e potere, leader pubblici e vizi privati.
Questo, e nient’altro che questo, stanno facendo i media stranieri. Poi succede che i commentatori ne traggano le conseguenze, chiedendosi se Berlusconi rischia di perdere il posto o no. E qualcuno non si capacita che stia ancora lì, e gli italiani non lo caccino. Hanno il diritto sacrosanto di scriverlo, se lo pensano. Ma forse non conoscono l’Italia e i suoi abitanti, insomma noi. Divisi da 15 anni tra berlusconiani e anti-berlusconiani a prescindere, e per questo impermeabili, o quasi, anche a questo scandalo alle Cime di Rapa.
Su Vanity Fair 32/09
Caro Mentana, non sono di quelli che hanno messo in dubbio l’autenticità delle registrazioni di Patrizia D’Addario. Ma lo spettacolo a Parigi, la stampa straniera che ci bacchetta perché non facciamo la rivoluzione... Non stiamo trasformando in caso una trita storia di sesso e potere? Lucia
A me pare che i due protagonisti non si possano per ora lamentare: il Cavaliere resta saldo in sella e può persino ironizzare, ma non troppo, sulla sua focosità privata, e la D’Addario vive una stagione da star, di emblema della libertà non solo sessuale.
Lei mi chiede di parlare di Patrizia: che in effetti passa per una specie di eroina, di Mata Hari della democrazia. Come se si fosse calata nel letto dell’Odiato Tiranno al solo scopo di mostrarlo nella sua vera luce, e accelerarne il tramonto. Ognuno di noi ha il diritto e il dovere di riflettere sullo stile di vita del premier e di trarne poi le conclusioni che crede alla prossima tornata elettorale. Ma è un po’ strano che si traggano conclusioni morali pesanti – che ci stanno eccome, beninteso – su Silvio Berlusconi, e poi invece si sorvoli disinvoltamente sui comportamenti di colei che lo ha incastrato, registrando l’incontro intimo per cui era stata ingaggiata come tante altre volte. Nessun moralismo: la professione di Patrizia D’Addario, che i mezzi di informazione elevano all’etichetta di «escort», c’è ed è per definizione la più antica del mondo. Ma è ben diversa da quella di paladina dello Stato di diritto o di martire della Repubblica.
Dico questo perché mi sembra si sia passata un bel po’ la misura, soprattutto in occasione di quella specie di festa allestita a Parigi, tra maschere di Berlusconi e camerieri in maglietta del Milan, in cui la D’Addario ha fatto da ospite d’onore. È vero che sta sfruttando il famoso quarto d’ora di celebrità. È vero anche che i media di tutto il mondo sono sempre stati famelicamente attratti da queste inguaiatrici dei potenti (pensate a Monica Lewinsky). Ci sta tutto: però con giudizio, ricordando di chi stiamo parlando, e chi stiamo facendo parlare. Lei parla come una vittima del regime costretta all’esilio, con gli stessi toni di un Cesare Battisti (quand’era anche lui a Parigi).
Esagero? Purtroppo no: prendiamo Repubblica, il quotidiano che più ha scavato in questa zona oscura del Cavaliere, e leggiamo come inizia l’articolo dell’inviato a Parigi Paolo Berizzi, ottimo cronista: «Le due del pomeriggio. Un bicchiere di bevanda energetica (“Non dormo da tre giorni”). Un mazzo di giornali e un foglio di carta con il testo dell’instant-hit autobiografica, titolo My Life. Sul divano dell’albergo che la ospita in questo weekend di lavoro parigino, Patrizia D’Addario si riprende dall’ubriacatura mediatica e dal bagno di flash della serata-show al Globo. “È stata una cosa incredibile, ho capito che non sono sola, che la gente mi vuole bene, soprattutto fuori dall’Italia”, dice a Repubblica ravviando i capelli biondi e sistemandosi gli occhialoni da diva». Giudicate voi: faccio notare solo che la signora ha pronunciato queste parole meno di 24 ore dopo il suo arrivo in Francia…
Quanto alla stampa straniera, il discorso è diverso. Questo rilievo, quest’at- tenzione, ci stanno tutti. La storia è fortissima, giornalisticamente parlando. Pensate a tutto quel che è emerso, dalla festa di Noemi in poi, passando per l’annuncio di divorzio, con tutte le rivelazioni sulle feste e sulle ragazze in odore di candidatura politica, e il fiume delle intercettazioni e registrazioni che arrivavano dall’inchiesta barese. Trasferitela in qualsiasi Paese straniero, a carico del leader più forte. I giornali italiani ne parlerebbero per mesi con gusto e dovizia di particolari, come sempre fa la stampa, l’ho già detto, quando si mescolano sesso e potere, leader pubblici e vizi privati.
Questo, e nient’altro che questo, stanno facendo i media stranieri. Poi succede che i commentatori ne traggano le conseguenze, chiedendosi se Berlusconi rischia di perdere il posto o no. E qualcuno non si capacita che stia ancora lì, e gli italiani non lo caccino. Hanno il diritto sacrosanto di scriverlo, se lo pensano. Ma forse non conoscono l’Italia e i suoi abitanti, insomma noi. Divisi da 15 anni tra berlusconiani e anti-berlusconiani a prescindere, e per questo impermeabili, o quasi, anche a questo scandalo alle Cime di Rapa.
Su Vanity Fair 32/09
mercoledì 22 luglio 2009
.PoetandoPoesia
Ci sono poeti
che di vivere
fanno solo finta.
Si profumano
si aggraziano
si atteggiano
conoscono almeno mille
termini inglesi e francesi
i più sofisticati
e parlano solo se sanno
di non essere capiti
così di loro si dirà:
ma come parla bene!
poeti diffidenti
inaccostabili divini
che non valgono niente
convinti che ad ogni costo
che tutto è deludente.
Nei loro versi si decanta
l'invincibile infelicità
la grande incomunicabilità
ma in verità tutto questo
proprio non ce l'hanno
se lo vanno a cercare
per un triste poetare
e traggono l'arte in inganno.
Ogni tanto aprono la bocca
e ti mostrano la lingua
per farti vedere
che oltre a parlare
sanno anche leccare.
Evviva il poeta!
evviva la sua canzone
di bestia in estinzione!
25 luglio 1978
"Ogni tanto aprono bocca" Salvatore Toma, poeta pugliese (1951-1987)
che di vivere
fanno solo finta.
Si profumano
si aggraziano
si atteggiano
conoscono almeno mille
termini inglesi e francesi
i più sofisticati
e parlano solo se sanno
di non essere capiti
così di loro si dirà:
ma come parla bene!
poeti diffidenti
inaccostabili divini
che non valgono niente
convinti che ad ogni costo
che tutto è deludente.
Nei loro versi si decanta
l'invincibile infelicità
la grande incomunicabilità
ma in verità tutto questo
proprio non ce l'hanno
se lo vanno a cercare
per un triste poetare
e traggono l'arte in inganno.
Ogni tanto aprono la bocca
e ti mostrano la lingua
per farti vedere
che oltre a parlare
sanno anche leccare.
Evviva il poeta!
evviva la sua canzone
di bestia in estinzione!
25 luglio 1978
"Ogni tanto aprono bocca" Salvatore Toma, poeta pugliese (1951-1987)
martedì 14 luglio 2009
domenica 12 luglio 2009
Leggendo & Politicando
Berlusconi è un'anomalia tipica del nostro paese?
No,è piuttosto tipica del nostro tempo. Le ideologie sono tramontate, le classi sociali sono sbiadite, ed emergono uomini politici scelti non tanto per quello che rappresentano quanto per la loro personalità, per le loro promesse, per la loro forza di attrazione... la nostra è l'epoca del populismo, e lui piace perché gli italiani si riconoscono in lui, racconta barzellette, suona il pianoforte, canta canzoni napoletane, corteggia le donne, ha una squadra di calcio..di fronte a quest'uomo, fantasioso e spregiudicato, gli avversari, ma anche gli alleati, finiscono per scomparire. Nell'era populista, i Prodi, i Veltroni, i D'Alema, i Rutelli diventano figure grigie, di secondo piano. L'iniziativa resta sempre nelle sue mani. Ma è inutile rimpiangere i grandi partiti del passato, chiedersi perché non ci sia più una sinistra, e tentare di ricrearla. Come è inutile denunciare le bugie e i giochi del prestigiatore di turno. Berlusconi dirige l'orchestra, e la fa sempre franca.
da Italia mia:un paese senza testa, Lucia Castagna intervista Piero Ottone per ITALIA MIA in "Leggere Tutti", n.40, 2009, p.16.
No,è piuttosto tipica del nostro tempo. Le ideologie sono tramontate, le classi sociali sono sbiadite, ed emergono uomini politici scelti non tanto per quello che rappresentano quanto per la loro personalità, per le loro promesse, per la loro forza di attrazione... la nostra è l'epoca del populismo, e lui piace perché gli italiani si riconoscono in lui, racconta barzellette, suona il pianoforte, canta canzoni napoletane, corteggia le donne, ha una squadra di calcio..di fronte a quest'uomo, fantasioso e spregiudicato, gli avversari, ma anche gli alleati, finiscono per scomparire. Nell'era populista, i Prodi, i Veltroni, i D'Alema, i Rutelli diventano figure grigie, di secondo piano. L'iniziativa resta sempre nelle sue mani. Ma è inutile rimpiangere i grandi partiti del passato, chiedersi perché non ci sia più una sinistra, e tentare di ricrearla. Come è inutile denunciare le bugie e i giochi del prestigiatore di turno. Berlusconi dirige l'orchestra, e la fa sempre franca.
da Italia mia:un paese senza testa, Lucia Castagna intervista Piero Ottone per ITALIA MIA in "Leggere Tutti", n.40, 2009, p.16.
giovedì 2 luglio 2009
POetanDO
Terrore di amarti in un posto così fragile come il mondo
Pena di amarti in questo luogo di imperfezione
Dove tutto ci spezza e ammutolisce
Dove tutto ci mente e ci separa.
Sophia de Mello Breyner (Portogallo, Oporto 1919-Lisbona 2004) "Terrore di amarti"
Pena di amarti in questo luogo di imperfezione
Dove tutto ci spezza e ammutolisce
Dove tutto ci mente e ci separa.
Sophia de Mello Breyner (Portogallo, Oporto 1919-Lisbona 2004) "Terrore di amarti"
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sabato 13 giugno 2009
lunedì 8 giugno 2009
Elettorando...
Oggi, nel post elezioni,
ogni schieramento politico si dice vincitore.
Ogni giorno, i cittadini restano a guardare la
sconfitta della democrazia.
ogni schieramento politico si dice vincitore.
Ogni giorno, i cittadini restano a guardare la
sconfitta della democrazia.
venerdì 15 maggio 2009
CantandoNostalgicamenteALFuturo
E’ arrivato il tempo
Di lasciare spazio
A chi dice che di tempo
E spazio non ne ho
Dato mai.
"Come foglie" Malyka Ayane
giovedì 7 maggio 2009
poliTiCando senza parOLe
La questione della separazione? «L'ho gestita con una certa classe». E per questo motivo «gli ultimi sondaggi dicono che c'è stato un aumento di popolarità». Silvio Berlusconi torna a parlare del suo caso personale e lo fa in un'intervista alla televisione francese France 2.nMartedì mi davano al 75% di popolarità, gli ultimi di mercoledì sono al 77%, due punti in più. A Porta a Porta ho cominciato con il 15% di share e in dieci minuti ho portato la trasmissione al 43%. Con me ha fatto il record».
da www.corriere.it, 7 maggio 09
L'Italia è angustiata da grossi problemi..la politica che fa? polemizza e parla d' altro...
da www.corriere.it, 7 maggio 09
L'Italia è angustiata da grossi problemi..la politica che fa? polemizza e parla d' altro...
mercoledì 29 aprile 2009
PoETaNDo
"...Dammi la suprema confidenza dell’amore,
questa è la mia preghiera.
La confidenza nella vita che sfida la morte,
che cambia la debolezza in forza,
la sconfitta in vittoria.
Innalzami, perché la mia dignità, accettando l’offesa,
disdegni di renderla"
Per Tagore la donna è portatrice dell’energia vitale e creativa che distribuisce vita ed armonia alla famiglia, portatrice e custode della “luce” lei stessa è luce. La donna, nella sua capacità precipua di curare, alleviare, consolare, accudire, amare, svolgendo la sua missione realizza completamente la vita. Non perdendo mai di vista la concretezza e la realtà, dandosi anche fisicamente è, in ogni senso, amore medicina carezza.
Rabindranath Tagore (1861-1941)
martedì 14 aprile 2009
...poetando
Invaligiando i giorni
in questi spazi ristretti
invaligiando i bisogni
in scatole rotte
richiudendo le emozioni
per portarle altrove...
lì, dove i giorni saranno ancora tutti da disfare.
g
in questi spazi ristretti
invaligiando i bisogni
in scatole rotte
richiudendo le emozioni
per portarle altrove...
lì, dove i giorni saranno ancora tutti da disfare.
g
lunedì 30 marzo 2009
Mi mUoVo
difforMe NeL soGn0
che trattiEne il tuo ODorE
lunedì 9 marzo 2009
Guardando al Futurismo per capire il fUturo...
Su,incendiamoci di parole
E bruciandomi sorridimi - stringimi
Come devono gli amanti - su, baciami,
E l'urna, poi, delle mie ceneri seppelliscila nel tuo cuore -
Su, amami davvero!
Parole:John Keats
Immagine: Umberto Boccioni
E bruciandomi sorridimi - stringimi
Come devono gli amanti - su, baciami,
E l'urna, poi, delle mie ceneri seppelliscila nel tuo cuore -
Su, amami davvero!
Parole:John Keats
Immagine: Umberto Boccioni
domenica 1 marzo 2009
attualizzando...
Buonadomenica! Nonostante ci siano state giornate piene e soleggiate, ore divertenti e spensierate, mi torna in mente, quasi come un ritornello stonato (causa Sanremo), la situazione sociale italiana. Il 70%di questa situazione la avvertiamo scontrandoci con la realtà..il restante, o circa, lo apprendiamo dall'informazione che ci viene propinata. Bene, quella che dovrebbe essere per noi, comuni cittadini italici, la visione della realtà viene distorta da una informazione non smpre libera e veritiera.Alexander Stille, autorevole giornalista e scrittore americano, definisce con queste parole la situazione dell'informazione in ITalia..sempre per cronaca..
“La stampa italiana appare come molto plurale (…) ma ad un ispezione più accurata appare profondamente malata e, al di là della diversità ideologica, depressivamente monotona. La simbiosi tra stampa e potere politico deriva dallo stretto rapporto tra i proprietari dei maggiori giornali e la classe politica”
vostraGiuliaPerNostraINformazioneLibera:)
“La stampa italiana appare come molto plurale (…) ma ad un ispezione più accurata appare profondamente malata e, al di là della diversità ideologica, depressivamente monotona. La simbiosi tra stampa e potere politico deriva dallo stretto rapporto tra i proprietari dei maggiori giornali e la classe politica”
vostraGiuliaPerNostraINformazioneLibera:)
lunedì 16 febbraio 2009
..musicando
Attraverso le città
di una terra sconosciuta
navigammo i 7 mari
di una vita già vissuta
schiavi nelle idee
siamo schiavi delle cose
fino a che
senza ali - flying away
volerò verso il mare sconosciuto
che riposa nella mente
di chi non riposa mai
di chi crede nella gente
ce ne andammo via di qua
verso un mondo parallelo
per cercare la ricchezza
consumammo la bellezza
schiavi nelle idee
siamo schiavi delle cose
fino a che
senza ali - flying away
volerò verso il mare sconosciuto
che riposa nella mente
di chi non riposa mai
di chi crede nella gente
e adesso dimmi dove sta
quella terra che hai promesso
la piramide di chi
la libertà del compromesso
Giorgia Il mare sconosciuto da "Senza ali" 2001
di una terra sconosciuta
navigammo i 7 mari
di una vita già vissuta
schiavi nelle idee
siamo schiavi delle cose
fino a che
senza ali - flying away
volerò verso il mare sconosciuto
che riposa nella mente
di chi non riposa mai
di chi crede nella gente
ce ne andammo via di qua
verso un mondo parallelo
per cercare la ricchezza
consumammo la bellezza
schiavi nelle idee
siamo schiavi delle cose
fino a che
senza ali - flying away
volerò verso il mare sconosciuto
che riposa nella mente
di chi non riposa mai
di chi crede nella gente
e adesso dimmi dove sta
quella terra che hai promesso
la piramide di chi
la libertà del compromesso
Giorgia Il mare sconosciuto da "Senza ali" 2001
sabato 7 febbraio 2009
polemizzando
Ha l'aria di polemica perenne..ma anche tanti sorrisi. Ama le parole, le metafore, i fatti e gli sguardi. Odia le critiche sterili e le chiacchiere inutili; infatti, secondo il suo parere, o ti esponi e rischi o sei nell'ombra in silenzio. Lei si espone, rischia, polemizza, sbaglia, impara, scommette, gioisce e sbatte contro..sbatte la testa contro l'arrivismo e la superficilità. Oggi, una giornata come tante...oggi meno di domani è pronta per rimettersi in gioco.
domenica 25 gennaio 2009
..politicando
"Il centro di permanenza non è un lager, se vogliono possono uscire a bere una BIRRA!".
con queste parole così spontanee e divertenti il caro esponente dell'Italia ha dimostrato che i problemi non sono gli Immigrati che sbarcano su un'isola già piena di difficoltà; i problemi non sono i centri di permanenza invivibili; tutto si risolve andando a prendere una birra, Isolani ed Immigrati..anche perché, diciamocelo, quelli che sbarcano a Lampedusa dopo ore e ore di viaggio in navi-merci non hanno 2€ per una birra sotto le stelle dell'Italia? Il BEl Paese..
con queste parole così spontanee e divertenti il caro esponente dell'Italia ha dimostrato che i problemi non sono gli Immigrati che sbarcano su un'isola già piena di difficoltà; i problemi non sono i centri di permanenza invivibili; tutto si risolve andando a prendere una birra, Isolani ed Immigrati..anche perché, diciamocelo, quelli che sbarcano a Lampedusa dopo ore e ore di viaggio in navi-merci non hanno 2€ per una birra sotto le stelle dell'Italia? Il BEl Paese..
venerdì 16 gennaio 2009
...Leggendo...
Cosa può accompagnare una buona lettura o come andrebbe accompagnato dell'ottimo vino? Ponendoci questa domanda è nata la nuova idea..accostare letteratura ed enologia. Perché non farsi "avvolgere" nella lettura da un vino che richiama i colori, gli odori e i sapori delle pagine che stiamo leggendo? Il risultato è qui...
http://www.chronica.it/2009/01/15/ne-qui-ne-altrove-nove-edizioni-per-carofiglio-lo-scrittore-piu-amato/
buone letture e buon vino!G
http://www.chronica.it/2009/01/15/ne-qui-ne-altrove-nove-edizioni-per-carofiglio-lo-scrittore-piu-amato/
buone letture e buon vino!G
domenica 11 gennaio 2009
...cantando l'11 gennaio 1999
Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi
lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente
così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve
fermati Piero, fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po' addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce
ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera
e mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore
sparagli Piero, sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue
e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore
e mentre gli usi questa premura
quello si volta, ti vede e ha paura
ed imbraccia l'artiglieria
non ti ricambia la cortesia
cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato
cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno
Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno
e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole
dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.
Fabrizio De Andrè, La guerra di Piero, "Volume III", 1968
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi
lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente
così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve
fermati Piero, fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po' addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce
ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera
e mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore
sparagli Piero, sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue
e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore
e mentre gli usi questa premura
quello si volta, ti vede e ha paura
ed imbraccia l'artiglieria
non ti ricambia la cortesia
cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato
cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno
Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno
e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole
dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.
Fabrizio De Andrè, La guerra di Piero, "Volume III", 1968
sabato 10 gennaio 2009
domenica 4 gennaio 2009
...cronaca di qualche giorno fa
Così abituata alla fuga da inciampare in te
Voleva fuggire, non per un motivo preciso ma per quella costellazione di situazioni che le lasciavano il vuoto dentro e quello apparente attorno. E poi, quella parola, fuga, l'aveva sempre attratta, come si faceva spesso attrarre dalle parole...in tutti i sensi. Effettivamente poteva essere questo il suo problema: la non convergenza tra parola e azione. Amava il suono delle parole ma odiava quando queste rimanevano inermi, suoni che abortiscono la concretezza. Sicuramente aveva dei difetti che, avendo voglia di una qualsiasi fuga, erano emersi a riempire di "fastidio" le piccole capsule di vuote che avvertiva in sè. Comunque una fuga nella notte di natale, dal natale, non era poi una cattiva idea. Scappare dall'omologante cenone, dribblare i discorsi che sicuramente avrebbero portato a divergenze generazionali e sociali, mollare su due piedi una famiglia in perenne stato di suscettibilità emotiva era la soluzione più semplice. Di lei, sulla sedia, rimase un sorriso beffardo, il sorriso di chi riconosce nella propria momentanea solitudine la compagnia migliore con la quale scappare altrove. Il suo vuoto non faceva più così rumore. La musica invase il suo freddo, da quelle note poteva capire che la sua capricciosa diversità non era facilmente opprimibile.
Musica e parole scritte.
Il sonno.
-"Cosa ci fai qui, ma cosa dici? -Parole, le tue parole, così uguali, così tue, così poco mie ma sempre nostre. La tua ombra accanto a me, perenne, senza preavviso.. ma qui non è più amore senza di te.
Un bacio. Il nostro."
Il risveglio, più beffardo della fuga.
Voleva fuggire, non per un motivo preciso ma per quella costellazione di situazioni che le lasciavano il vuoto dentro e quello apparente attorno. E poi, quella parola, fuga, l'aveva sempre attratta, come si faceva spesso attrarre dalle parole...in tutti i sensi. Effettivamente poteva essere questo il suo problema: la non convergenza tra parola e azione. Amava il suono delle parole ma odiava quando queste rimanevano inermi, suoni che abortiscono la concretezza. Sicuramente aveva dei difetti che, avendo voglia di una qualsiasi fuga, erano emersi a riempire di "fastidio" le piccole capsule di vuote che avvertiva in sè. Comunque una fuga nella notte di natale, dal natale, non era poi una cattiva idea. Scappare dall'omologante cenone, dribblare i discorsi che sicuramente avrebbero portato a divergenze generazionali e sociali, mollare su due piedi una famiglia in perenne stato di suscettibilità emotiva era la soluzione più semplice. Di lei, sulla sedia, rimase un sorriso beffardo, il sorriso di chi riconosce nella propria momentanea solitudine la compagnia migliore con la quale scappare altrove. Il suo vuoto non faceva più così rumore. La musica invase il suo freddo, da quelle note poteva capire che la sua capricciosa diversità non era facilmente opprimibile.
Musica e parole scritte.
Il sonno.
-"Cosa ci fai qui, ma cosa dici? -Parole, le tue parole, così uguali, così tue, così poco mie ma sempre nostre. La tua ombra accanto a me, perenne, senza preavviso.. ma qui non è più amore senza di te.
Un bacio. Il nostro."
Il risveglio, più beffardo della fuga.
giovedì 1 gennaio 2009
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