domenica 24 febbraio 2008

...attualizzando

Difficile descrivere la giornata domenicale appena trascorsa. Piena, serena, limpida, ritmata..si ritmata come il passo di una corsa spensierata. Stamane mi sono svegliata, dopo i balli retrò della scorsa notte con un variegato ventaglio di amici, tra sms e telefonate che stranamente non mi hanno irritato...sarà che portavano solo buone notizie. Dopo aver assunto una dose massiccia di teina e caffeina mi sono lasciata coinvolgere dal sole per una corsa sul lungotevere. Lì, sotto casa, dove la città lascia il passo alla natura, ho corso..corso lasciandomi spingere dal sole. Correndo (con pause costanti ogni 7minuti di corsa veloce) ho apprezzato la bellezza che le mattinate qsi primaverili donano a quella fessura in moto che si trova silenziosa nella città...il fiume. Mi stupivo di qnto fosse cosi limpidamente reale il movimento di una natura silente e ferma. Sensazioni,luci e sorprese mi hanno scaricata..rilassata..poi di corsa a casa..prepararsi a fuggire di nuovo..il pranzo domenicale..la1/2 dell'Annunziata che ospitando la Satanchè mi ha fatto capire che le donne se devono far politica devono capirci qualcosa e non dire a vanvera:"il fascismo non è stato un male e non mi vergogno a essere fascista", citando poi contraddittori ricordi e frasi da fantapolitica..poi..le amiche.l'Inter,,.i negozi..le chiacchiere..la sera..il silenzio..le poesie per calmare la sete dell'anima.  la mia domenica.


giulia

lunedì 18 febbraio 2008

Lacrime di china

ho già pianto per te, hai già pianto per me.... mille notti 
 e mille notti ancora.. .a parlare dl te.. .A cercare di te.... 
   un’ immagine 
    è l’ amore che conta .... e non questa vergogna che ho 
di non dimenticare 
in un giorno così..., non saprei neanche dove nascondermi 
che differenza c’è ... .tra amare e farsi male 
 che differenza c’ è .... 


che differenza c’e . . .    
.tra amare e farsi male che differenza c’è ....
che differenza c’è.... 


Come sai ti stavo aspettando adesso.... 
come sai non faccio altro da un po' 
      quando il vento mi parla, quando il vuoto è tormento 
      avrei ancora bisogno di te 
di stagioni ... da qui... ne ho sentite passare 
io che il tempo l’ ho saputo guardare 
non c’è niente che scorre... senza mai devastare 
non c’è un cuore che non morirà

sabato 16 febbraio 2008

...cantando

Quando verrai domani, io ci sarò 
sentirò la sete e sarai là 
alla tua sorgente di empietà 
a lume del tuo fuoco mi disseterò 
io non ho,


io non ho,
non ho che te a cui credere 


Quando sarà domani scenderai 
dal freddo senza fine figlio del buio 
non sono ancora pronta,


ti canterò una dolce nenia turca,
rock and roll io non ho,


non ho che te
a cui credere 
io non ho,                                                                                                              non ho che te per l'eternità

il mio spirito, il mio corpo ti darò 
non sono ancora pronta 
non sono ancora pronta 
non sono ancora pronta 
e non ti seguirò 
devo andare 
non sono ancora pronta 
devo ancora andare 
non ti seguirò 
basta chiudere gli occhi 
dimenticare il tuo nome 
non chiamarlo più 
quando finisce il giorno 
e inizia questo blues 
basta chiudere gli occhi 
ci si può perdere 
un tuffo nell'oblio 
nei meandri dove il dolore non metterà piede 
Cuore cuore cuore...

Gianna Nannini, Io ci sarò –Settimo sigillo- da Cuore, 1998.
*Questa canzone, dal testo intenso ha anche una bellissima musica, l'immagine è una foto scattata da me medesima nell'agosto del 2007..in quella Roma dal fascino deciso che lascia intravedere tra i suoi palazzi un cielo eterno.
Giulia

martedì 12 febbraio 2008

attualizzando...

E' davvero divertente osservare! E fin qui niente di nuovo per me che sono sempre stata un'attenta scrutatrice del mondo a me circostante (nonostante la mia recente problematica con la distrazione). Ma oggi il mio occhio divertito e preoccupato è caduto sulla bibliotecaia, non proprio una che capisce di biblioteconomia e archivistica, ma una tipa che si pone dietro una cattedra cn pc per aiutare (?) gli studiosi disperati. La biblioteca è un luogo molto divertente: causa il forzato silenzio, i gesti e le movenze di ognuno assumono un fascino diverso. Infatti oggi la bibliotecara (cm la chiamo io) smanettava impegnata sul suo pc..assorta ed attenta, con dedizione certosina e qsi maniacale sembrava intenta nel lavoro faticoso dell'archivista..invece..qualcosa nei suoi occhi faceva capire che non era così..la presunta mole di lavoro non le pesava, anzi. Allora mi apprestai a scrutare meglio: le espressioni del suo viso si facevano sempre piu naturali e divertite...si,divertite...cm puo essere divertita immezzo a tutta qsta polvere che a me crea pruriito??I suoi occhi avevano luce, la sua bocca si prendeva le varie pieghe del sorriso. Dopo un pò, molto poco capii che la tecnologia si è insinuata nelle biblioteche, ha sorpreso il sistema informatico ed ora si presenta nel regno del libro sottoforma di messaggistica istantanea. Lei divertita stava chattando su Msn..inconsapevole e ignara che attraverso la mia distrazione da infinitesi ricominciavo a scrutare con gli occhi anche qndo le parole si fermano.


Giulia

lunedì 4 febbraio 2008

Parafrasandomi...

ALDILA' DELLA NOTTE
Sei qui, familiare
 mi guardi.
  Parli, parliamo
   gioisci.
    Stupita ti osservo
     andare.
      Qui sei parte di me,
        sei nel mio mondo
         tra le mie cose,
           inaspettatamente
             sei tu
               come io non t’ho mai visto.
                 Stupita
                  da una rinnovata sensazione
                    mi sveglio
                      e sono aldilà
                        della notte.
                          Io qui
                            nel giorno che nasce.
                             Tu ancora li
                                riposto nel sonno.


Giulia
3-2-08
*il dipinto, dal titolo "Donna nuda nello studio" è di Renato Guttuso (1911-1987)

venerdì 1 febbraio 2008

...il carnevale

Maschere

Come demoni pentiti, maschere in festa
tornano a planare sul mio teatro chiuso.
Provano le scene che ho dimenticato
ed io assisto zitto da seggiole amaranto.

La mano cerca l’orargento del sipario
perché l’apra tutto nella sera generosa.

Evitate, vi prego, giravolte e bizzarrie!

Offrite l’arte vostra a chi l’apprezza ancora!

Ed ora che ho guardato con occhi tramortiti
i picchi della vita e i manti trasparenti,
ora che ho sognato l’ultimo sogno possibile
non riesco più a ridere di me.

Ho già volato sui tappeti della fantasia.
L’ho stretta in pugno, quando l’ho raggiunta.
Se andate via, nel mezzo della notte indifferente
io smonterò per sempre la pedana dello show.

Aurelio Zucchi*

(RC-1951) lavora come Agente di Commercio e da qualche anno scrive poesie.